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Lazio,
il PDL balla sul vulcano
di A. Fab.
su il manifesto
del 03/03/2010
Manca una
firma, si può rimediare. Ma la lista Pdl ha poche chance
«Devi
mostrarti ottimista», le consiglia, le ordina, Silvio Berlusconi che nel
pomeriggio la riceva a palazzo Grazioli. E Renata Polverini che ha
interrotto la campagna elettorale per dedicarsi al pasticcio delle liste
che (in teoria) la sostengono, fa così. «Siamo ottimisti», dichiara
all'uscita della residenza del premier, incrociando un viavai di
consiglieri giuridici personali che si confondono con i ruoli di governo:
prima Ghedini, poi Alfano, ritorna anche Cesare Previti. Proprio sotto la
casa romana dell'avvocato che fu il braccio destro di Berlusconi corre la
candidata del Pdl alle regionali del Lazio: è lì, in piazza Farnese, che
è stata velocemente spostata la maratona oratoria di protesta del
centrodestra. Polverini sale sul palco è segue alla lettera i consigli
del cavaliere: «Andiamo avanti, nulla ci potrà fermare». In realtà per
24 ore, in attesa di una decisione della Corte di appello di Roma, Renata
Polverini è fuori dai giochi, formalmente neanche più candidata.
Il secondo pasticcio, che segue quello dell'esclusione della lista del Pdl
sulla quale si pronuncerà oggi la Corte d'appello, riguarda il listino
della candidata presidente. Quei quattordici nomi che entrerebbero in
consiglio regionale a seguito dell'elezione della Polverini e che però
sono condizione necessaria per ammettere la candidatura. Mancava una
firma, quella del vice coordinatore del Pdl nel Lazio, Alfredo Pallone,
uno dei più furiosi contro il delegato Milioni all'origine del primo
errore. La spiegazione: Pallone si è dimenticato di controfirmare il
listino nel panico seguito all'esclusione della lista Pdl, così ha
firmato solo il coordinatore regionale Vincenzo Piso. Segue una mattinata
tragica, ieri, negli uffici di via dell'Umiltà dove ha sede il tribolato
Pdl, quando arriva la notizia dell'esclusione del listino. Berlusconi
convoca a casa sua i consiglieri di guerra, diffonde rabbia indistinta
verso i giudici burocrati e i dirigenti incapaci.
Raddoppia la pressione sul sindaco di Roma, due volte responsabile. In
quanto massima autorità del Pdl in città e in quanto all'origine, con la
sua corrente della destra sociale, dei cambiamenti in corsa che hanno
fatto ritardare la presentazione della lista. Gianni Alemanno è costretto
a sperare: «Sembra un problema tecnico». Dovrebbe essere così per il
listino. La Corte di appello dovrebbe, tra oggi e domani, accettare
l'integrazione degli atti, la firma mancante, e riportare in corsa la
candidata di centrodestra. Che resterà però senza la lista principale,
quella del Pdl a Roma. Perché nessuno tra i berlusconiani si fa troppe
illusioni su quello che decideranno oggi i giudici di appello: i
rappresentanti del Pdl non avendo presentato alcuna firma non hanno titolo
per ricorrere e dovrebbero restare fuori dai giochi.
Così, tra la denuncia penale contro i radicali che sabato mattina
avrebbero «con la violenza» impedito la presentazione delle firme (ma è
tutto smentito dai testimoni e da un video), la contro denuncia radicale,
i militanti convocati a oltranza («se serve starò qui fino al giorno
delle elezioni», ha gridato ieri sera Polverini in una piazza Farnese in
verità semivuota), la campagna elettorale si è trasformata in un affare
per studi legali. Con l'incubo per il Popolo della libertà che l'effetto
finale sarà una disaffezione degli elettori romani, pronti ad abbandonare
le urne nel caso in cui la lista dovesse restare fuori. I coordinatori
devo affrontare la rabbia dei candidati che da settimane, prima della
consegna delle liste, avevano cominciato costosissime campagne elettorali.
La promessa per i più esposti è che saranno recuperati come assessori
nel caso in cui Polverini riuscisse a vincere.
Già oggi pomeriggio, quando arriverà la probabile notizia della
bocciatura del ricorso presentato in Corte d'appello, il Pdl romano
annuncerà il passaggio successivo: il ricorso al Tribunale amministrativo
del Lazio, puntando sul fatto che il presidente del collegio elettorale
non poteva rifiutarsi, visto il regolamento del Viminale, di ricevere le
liste anche se presentate in ritardo. Così stando le cose il ricorso
potrebbe essere ammesso, ma non accolto nel merito. Dunque resterebbe solo
il Consiglio di stato. Oltre all'impegno personale di Berlusconi, che a
Renata Polverini ha annunciato una «discesa in campo» diretta in
campagna elettorale. Il Lazio non può essere perso.
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