|
|
300
mila disoccupati in più
di
Galapagos
su
il manifesto del 02/03/2010
Nel
2009 il Pil è diminuito del 5% e il deficit pubblico è schizzato al
5,3%. A gennaio senza lavoro all'8,6% e aumentano i fallimenti
Nel
biennio 2008-2009 il Pil italiano è diminuito del 6,3%: -1,3% nel 2008 e,
secondo la revisione comunicata ieri dall'Istat, 5% lo scorso anno, il
maggior crollo dalla fine della seconda guerra mondiale. Di più: lo
scorso anno c'è stato una debacle dei conti pubblici: l'indebitamento
(comunemente chiamato deficit) è salito al 5,3% del Pil dal 2,7% del 2008
e il debito pubblico a fine anno sfiorava il 116% del Pil e, i dati sono
di Bankitalia, era superiore e 1.761 miliardi.Di questi dati (salvo alcune
correzioni) già sapevamo tutto: la «novità» è rappresentata dalla
disoccupazione che seguita a crescere anche nel 2010. In gennaio il tasso
di disoccupazione è salto all'8,6% (l'1,3% in più rispetto al gennaio
2008) e le persone in cerca di occupazione erano 2,144 milioni, con un
incremento di 334 mila senza lavoro in 12 mesi, pari al 18,5%.
Particolarmente pesante si sta facendo il tasso di disoccupazione
giovanile: in gennaio era pari al 26,8%, con una crescita di 0,3 punti
percentuali rispetto al mese precedente e di 2,6 punti rispetto a gennaio
2009. Quanto al numero di inattivi (di età compresa tra 15 e 64 anni), a
gennaio, è pari a 14 milioni 871 mila unità, con un aumento dello 0,2%
(+28 mila unità) rispetto a dicembre 2009 e dell'1,2% (+172 mila unità)
rispetto a gennaio 2009. Il tasso di inattività è pari al 37,7 per cento
(invariato rispetto al mese precedente e in aumento di 0,3 punti
percentuali rispetto a gennaio 2009).
Tornando ai conti economici nazionali, la pressione fiscale complessiva
(ammontare delle imposte dirette, indirette, in conto capitale e dei
contributi sociali in rapporto al Pil) nel 2009 è salita al 43,2% per
cento, 3 decimi di punto in più rispetto al valore del 2008 (42,9%). Le
imposte dirette, però, sono diminuite del 7,2% e le indirette del 4,2%.
La entrate totale sono diminuite dell'1,9%. Le uscite totali sono
risultate pari al 52,5% del Pil (49,4 per cento nel 2008), con una
variazione del +3,% rispetto all'anno precedente.
Da sottolineare come il saldo primario (indebitamento al netto della spesa
per interessi) è risultato negativo per 9,5 miliardi, lo 0,6% del Pil,
contro un attivo del 2,% del prodotto nel 2008. Negativo anche il saldo
delle partite correnti: -31 miliardi in caduta dall'attivo di 12 miliardi
dell'anno precedente. Altro dato interessante riguarda l'interscambio con
l'estero: nel 2009 le importazioni sono scese del 14,5% e le esportazioni
del 19,1%. Forte anche la caduta degli investimenti: -12,1%. Le
retribuzioni lorde nell'industria sono diminuite del 5,7%.
Ieri il Cerved ha fatto sapere che nel 2009 le imprese che sono fallite
hanno fatto un balzo del 23% e che anche l'ultimo trimestre è stato nero:
tra ottobre e dicembre sono state aperte quasi 2.900 procedure
fallimentari, +15% rispetto allo stesso periodo del 2008, trimestre nel
quale si era già registrato un aumento di fallimenti del 43% rispetto al
2007. Dopo la brusca caduta delle procedure seguita alla riforma della
disciplina sulla crisi d'impresa - spiega il Cerved - dall'aprile del 2008
i fallimenti hanno iniziato una corsa che dura da sette trimestri
consecutivi, con tassi di crescita sempre a due cifre.
|
|